martedì 31 marzo 2026

Ma quali primarie. Per favore!









1. All’indomani dei risultati del Referendum costituzionale del 22-23 marzo 2026, che ha visto la prevalenza del No con un’inaspettata affluenza di elettori e di pubblico giovanile, le sparse membra del cosiddetto campo largo si sono ringalluzzite. Ai ringalluzziti dalla memoria corta sarebbe il caso di ricordare qualcosa. Costoro, grazie alle loro furberie, hanno clamorosamente regalato alla destra la vittoria alle politiche del 2022. Dopodiché hanno condotto anni di modesta, spesso silente e spesso divisa opposizione. Fino a ieri la prospettiva per il campo largo sembrava essere quella di un inarrestabile declino, con una probabile nuova vittoria elettorale della destra. L’inconsistenza della opposizione era ormai diventata la favola dei comici e dei commentatori dei talk show.

2. Inoltre, credo sia chiaro a tutti, ed è stato ripetuto molte volte, che il risultato elettorale referendario del marzo 2026 non riveste alcun significato agli effetti delle prossime elezioni politiche. I voti guadagnati dal No referendario non sono assolutamente una cambiale in bianco per i partiti e partitini del cosiddetto campo largo. Va ricordato che la prevalenza del No referendario (che all’inizio era sembrato in netta minoranza) è stata dovuta soprattutto alla inenarrabile insipienza dei sostenitori del Sì che hanno infilato, nella campagna elettorale, un errore dopo l’altro, tanto da sovvertire l’originario previsto risultato. I meriti del fronte del No sono stati dunque piuttosto relativi. Anche i sostenitori del No hanno avuto le loro belle cadute. C’è poco da esultare.

3. Ad ogni modo, è vero che la consultazione referendaria di marzo ha messo la compagine di destra, la attuale maggioranza, di fronte alla prima autentica sconfitta. Le prime conseguenze si sono viste, con la caduta di alcune figure poco presentabili che fino al giorno prima la maggioranza avrebbe difeso a spada tratta. Questo oggettivo indebolimento della Destra sta ora alimentando un insperato fervore nel cosiddetto campo largo. Di fronte alle domande, provenienti da più parti, circa la fattibilità di una coalizione di campo largo da presentare alle prossime politiche, più o meno tra un anno, il tormentone che è stato ripetuto, come magica soluzione, soprattutto da Schlein e Conte, è faremo le primarie! Solo pochi fuori dal coro hanno finora osato affermare in pubblico che fare le primarie sarebbe una solenne stupidaggine. La prima di tutte, cui va dato atto, è stata la sindaca di Genova Silvia Salis. Mi ritrovo perfettamente con l’analisi della Salis. Aggiungo di mio che, a questo punto, puntare sulle primarie di coalizione del campo largo è la ricetta sicura per andare a perdere.

4. Una considerazione preliminare dovrebbe per lo meno scuotere il torpore mentale dei nuovi ringalluzziti. Tra le diverse opzioni che si pongono davanti alla Meloni e ai suoi ci sono anche – molti lo hanno sottolineato – eventuali elezioni anticipate. Non sto qui ad analizzare la questione in dettaglio. In questi quattro anni di opposizione il campo largo, sul piano della coalizione, non ha prodotto nulla di significativo. Si è quasi sempre presentato diviso agli appuntamenti importanti, nazionali e internazionali, non ha tuttora un programma comune, non ha leader riconosciuti da tutti. Certi fossati preesistenti paiono addirittura aggravati. Mi basta fare presente che – qualora la Destra, a torto o a ragione, scegliesse di andare a elezioni anticipate, il campo largo dormiente ringalluzzito non saprebbe da che parte sbattere la testa. Non avrebbe il tempo materiale per far qualcosa. Sarebbe costretto a pregare in ginocchio la Meloni di terminare la legislatura. Magari anche col sostegno dell’opposizione. Quos vult Iupiter perdere dementat prius!

5. Ma scacciamo per ora, facendo gli scongiuri, il fantasma non impossibile delle elezioni anticipate e vediamo da vicino lipotesi ventilata delle primarie di coalizione in vista delle elezioni politiche del 2027. Intanto cè lincognita della legge elettorale. Bisognerà vedere quali regole saranno previste, dalla nuova eventuale e probabile legge elettorale, per le coalizioni. Quali eventuali premi di coalizione saranno previsti, quali regole per essere riconosciuti come coalizione (eventuale nominativo del premier dichiarato in anticipo, deposito di un programma comune, o qualsiasi altra cosa). Soprattutto, come funzioneranno eventuali soglie di sbarramento. Con soglie basse un partitino potrebbe anche pensare di andar da solo. Con soglie alte, ci sarebbe lincentivo ad entrare a qualunque costo in una coalizione, aumentandone però la disomogeneità. Può darsi che si facciano accordi sotterranei sulla legge elettorale che siano graditi a tutti, ma non è detto. Potrebbe sempre saltar fuori qualcosa di spiacevole. È chiaro poi che le regole previste per le coalizioni potrebbero riverberarsi anche su altri aspetti rilevanti della legge elettorale.

6. In ogni caso, avendo davanti un anno striminzito di tempo, non si potrà aspettare la nuova legge elettorale per decidere se e come fare la coalizione. Si noti che la coalizione si fa tra chi ci sta e tra coloro che non pongono e/o non ricevono veti vicendevoli. Ad esempio, sappiamo che dove ci sono i M5S non ci può stare Calenda. La presenza di Renzi e Calenda insieme non prometterebbe nulla di buono, Renzi col PD farebbero scintille, e così via. Quindi, come minimo, il perimetro della coalizione sarebbe incerto fin dallinizio. Quanto tempo ci vorrà per decidere chi è dentro e chi è fuori? Si noti che – fatto incontrovertibile – i perimetri di coalizione per il campo largo, a livello locale e regionale, sono oggi quanto mai variabili, sensibili a ogni vento e venticello, compresi taluni accordi non sempre chiarissimi e specchiati.

7. Ma siamo solo all’inizio della questione. Tutti i Cespugli e Cespuglietti del campo largo hanno attualmente i loro programmi, approvati dai rispettivi congressi. I programmi attuali sono alquanto diversi tra loro. Nella pratica poi sono ancor più divergenti. Il sospetto dell’osservatore esterno è che li abbiano fabbricati proprio per diversificarsi e rubarsi l’elettorato. Già una coalizione abituata a giocare a rubarsi l’elettorato non può che essere sospetta fin dall’inizio. Ma sorvoliamo su questo punto. La cosa accade anche a Destra.

Secondariamente, tutti o quasi i Cespugli e Cespuglietti sono strutturati come partiti del leader. Non sto a spiegare cosa ciò voglia dire. La presenza del leader permette al partito di presentarsi in forma populistica semplificata all’elettorato (che finisce per votare la persona piuttosto che il programma) ma ha anche fastidiose controindicazioni, quando, ad esempio, le idiosincrasie dei leader vengono in primo piano, tanto da determinare le scelte del partito, ben al di la dei programmi e del parere della base degli iscritti. Programmi e leader sono i due scogli su cui potrebbero incagliarsi le eventuali primarie. Vediamo meglio le due questioni.

8. Dopo avere deciso il perimetro della coalizione (e forse prima di conoscere la legge elettorale), bisognerà fare il programma di coalizione. Le primarie si fanno tra candidati a premier. Escludo tuttavia che ogni candidato abbia un suo programma da mettere in competizione con gli altri. Sarebbe demenziale. Il programma della coalizione dovrebbe essere unico e condiviso da tutti i candidati. Dovrebbe essere la dichiarazione pubblica degli impegni specifici che la coalizione si prende con gli elettori. Il programma comune non si potrà aggirare.

Ora, questa opposizione, in tutti questi anni, non è riuscita a mettere insieme un programma di opposizione e a votare compattamente contro la maggioranza. Su alcune questioni ci sono anche gravi spaccature interne ai vari partiti. Possiamo dunque attenderci che, se si farà un programma di coalizione, 1) sarà assai generico; 2) eviterà di trattare questioni sensibili che magari interessino gli elettori ma su cui i singoli partiti coalizzati divergano aspramente; 3) conterrà elementi idiosincrasici pretesi dai Cespuglietti per star dentro, ma invisi alla maggior parte degli altri; 4) conterrà una quota più o meno grande di promesse irrealizzabili (purtroppo questa incontinenza vale per la destra e per la sinistra); 5) avrà lo stile da elenco della spesa, privo di qualsiasi indicazione di cultura politica di fondo, che non siano vaghe retoriche; 6) tenderà a promettere qualcosa a tutti gli infiniti settori in cui si immagina sia divisibile l’elettorato di riferimento. L’ideale qui sarà di nominarli tutti, senza però promettere niente di preciso. Quando invece si tratterebbe di fare scelte coraggiose e soprattutto lungimiranti, a costo di scontentare qualcuno. È chiaro che un manufatto del genere non potrà certo scaldare i cuori, non potrà certo mobilitare, men che mai mobilitare i famosi giovani, vogliosi di partecipare.

9. Ma la cosa più interessante, è come ci si arriva al manufatto programmatico. Conte ha già promesso che farà i suoi “cento punti” di consultazione in tutto il Paese. Schlein ha dichiarato che da tempo sta girando il Paese per ascoltare. A me personalmente – detto per inciso – più che sia lei ad ascoltare me, mi interesserebbe sapere cosa ha lei da dire. Va bene ascoltare, ma per favore parli un poco di più. Schlein, di’ qualcosa! Qualche suggerimento: qual è il piano di Schlein per risolvere i problemi della giustizia, che sono venuti fuori, grossi come una casa, nel corso di questo dibattito referendario? Magari mi piacerebbe anche sapere, con un certo dettaglio, quale sarebbe la legge elettorale ideale per il PD. Poi vorrei sapere, visto che di scuola mi intendo un po’, quale è il programma preciso del PD per porre rimedio al disastro della scuola pubblica, a tutti i livelli, nel nostro Paese. Un altro argomento che mi piacerebbe sapere in dettaglio, riguarda la politica internazionale, compresi pace, guerra, spese militari, USA, NATO ed esercito europeo. Ma potrei fornire una lista ben più lunga.

Comunque, ai fini del programma di coalizione, il problema è di capire come i rivoli degli ascolti, delle consultazioni dei singoli nuclei partitici possano andare a confluire nel manufatto programmatico che poi gli elettori si troveranno davanti.

10. Come faranno? Mi immagino due stili, estremizzando. Uno stile alla tedesca, dove diversi funzionari dei diversi partiti della coalizione condurranno una trattativa minuziosa sui singoli punti del programma. Il programma che ne risulterà sarà un vero e proprio contratto. Poi ci saranno magari anche i writers che potranno abbellirlo o raccontarlo come vogliono in forma romanza, ma il programma sarà quello. Dal lato opposto, abbiamo il solito stile, assai più vago e un poco più mediatico, dove i writers avranno invece qualche ruolo in più. Si costituirà magari una ampia delegazione per il programma. Si chiuderanno in una stanza per una settimana (o per un mese) e tireranno fuori una bozza. Si tratterà poi di chiarire fin da subito da chi sarà discussa ed emendata la bozza. Chi la metterà in italiano. Chi la correggerà politicamente, avendo l’ultima parola sulle numerose questioni su cui sarà difficile trovare un accordo. Difficile immaginare una qualche ampia partecipazione popolare.

In tutti e due i casi, pensando all’attuale personale politico e agli attuali leader dei Cespugli e Cespuglietti mi vengono i brividi solo a pensarci. Un progetto del genere non si fa in una settimana o in un mese. Avrebbe già dovuto essere iniziato e condotto a fase avanzata da un bel po’, invece di litigare sulle candidature alle regionali e vivere alla giornata. Da una cosa così, allo stato attuale, potrebbe venir fuori qualsiasi cosa.

11. Quasi quasi, lo dico come provocazione, ma neanche poi tanto, mi fiderei di più a dare in pasto a una intelligenza artificiale tutto quello che hanno dichiarato e scritto, negli ultimi quattro o cinque anni, le varie istanze dei partiti della coalizione e a chiedere, come prodotto, un po’ di bozze di programmi, magari fatti con accentuazioni e criteri diversi. Ripeto: col personale politico che abbiamo, sarebbe senz’altro più affidabile una qualunque AI. Almeno ci sarebbero delle bozze solide (se non altro statisticamente) su cui operare. Si potrebbe chiedere alla AI di metter da parte, in un elenco speciale, le questioni di inconciliabilità, che saranno poi decise in ultima istanza dai leader o dai loro consulenti. Non sto proprio scherzando.

12. Ma non basta. Definito il programma, in tempi utili, si tratterebbe di scegliere la lista dei candidati a premier da sottoporre agli elettori della coalizione. Non escludo neanche, in proposito, che possano esserci dei problemi nella individuazione degli elettori o per definire le modalità di voto. Basterebbe a questo punto una scelta semplice: salvo diversa decisione concordata da tutti, il partito della coalizione che ha ricevuto più voti indicherà il premier. Esattamente come si fa a Destra! Se si adottasse questa soluzione, non ci sarebbe proprio bisogno di fare le primarie.

Sennò si entrerà in un enorme pasticcio. Quanti candidati? Come sceglierli? Se tutti i candidati saranno vincolati allo stesso programma, su quali basi l’elettore dovrebbe scegliere un candidato premier piuttosto che un altro? Qualità personali? Curriculum? Popolarità? Aspetto fisico? Quanto durerà questa campagna per le primarie?

Se il programma sarà per forza unitario, si produrranno le più ovvie spaccature sui candidati. Per alcuni mesi si assisterà alla formazione di gruppi di sostegno dei vari candidati che cercheranno di mostrare che il loro candidato ha qualcosa in più. Così non ci sarà più nessuno che penserà all’unità del programma e ciascuno aderirà alla sua tifoseria. Un bel modo per far scappare tutte le persone di buon senso. Populismo da strapazzo venduto come partecipazione e democrazia. Indubbiamente si discuterà più dei candidati che del programma. Perché cacciarsi in un simile cul de sac?  Senza contare che a destra il candidato – a meno di incidenti clamorosi – c’è già e non sarebbe certo messo in discussione.

13. Ma allora, perché questo cupio dissolvi? L’unico veramente interessato a questa farsa di primarie, a mio modesto avviso, è attualmente Giuseppe Conte. O forse qualche Cespuglietto che mira a guadagnare un po’ di visibilità. Da notare peraltro che le primarie sono quanto di più lontano dalla tradizione grillina. Perché non fare una bella consultazione sul web, come ai tempi di Casaleggio? Il rapporto Conte/ Schlein è comunque decisamente conflittuale. È una delle cause principali della divisione nel campo largo. Lo sappiamo. Ebbene, giocatevela a chi prenderà più voti alle elezioni e non rompete più di tanto. Non vi chiamate né De Gasperi né Togliatti. A scegliere l’uno o l’altra non c’è un gran valore aggiunto. Questo “campo largo” ha già offerto una volta la vittoria alla Meloni, per le sue divisioni interne. I vostri conflitti ci portano alla sconfitta. Abbiamo già dato. La coazione a ripetere è patologica. Oltre che stupida.

14. Una proposta alternativa. Si tratterebbe di costruire un programma di coalizione partecipativo. E di rinunciare alle primarie dei leader, adottando fin da subito il principio per cui, in caso di mancati accordi spontanei tra tutti, il premier lo fa il leader del partito che ha ricevuto più voti. Così la faccenda del premier sarebbe sistemata e ci si potrebbe concentrare sul programma.

Si tratterebbe allora, compatibilmente con la legge elettorale, di definire al più presto il perimetro della coalizione. Si dovrebbe costituire un comitato nazionale di Garanti del programma costituito di esperti prestigiosi, non legati mani e piedi ai singoli partiti e dotati di una certa indipendenza di giudizio. Si tratta poi di definire al più presto una bozza di programma, magari anche con l’aiutino di una qualche AI, a sostegno di una certa imparzialità. Si tratterebbe poi di indire, per un periodo abbastanza lungo e tranquillo, cioè senza fretta, in tutto il Paese delle assemblee di coalizione, o assemblee di campo largo, chiamatele come volete. Le assemblee saranno gestite da almeno due/tre rappresentanti di partiti diversi della coalizione (tanto per comunicare l’idea dell’unità), dove si presenta e si discute la bozza e dove si propongono emendamenti, aggiunte, correzioni. I rappresentanti dei partiti non avrebbero il compito di far propaganda per il loro beneamato candidato premier, avrebbero il compito di raccogliere tutte le mozioni. Bastano dei foglietti, uno per mozione. Spazio per data, firma e recapito. Le mozioni saranno raccolte, elaborate e utilizzate per aggiornare la bozza.

Volendo essere più professionali, in aggiunta, si potrebbero fare delle interviste, o addirittura distribuire, a un ampio campione magari stratificato, un questionario nazionale, con centinaia di domande, non come quelli demenziali dei sondaggisti di oggi, volto ad avere, da ciascun intervistato, una valutazione dettagliata delle parti più controverse del programma. Certo, poi bisognerà essere onesti. I dati andranno elaborati da esperti terzi (e non dai soliti incompetenti raccomandati), e bisognerà tenere davvero conto delle indicazioni raccolte, non lasciarle nell’armadio.

I Garanti del programma dovranno fare la sintesi. Cioè, ciascuno dei coalizzati dovrà essere disposto a rinunciare a qualcuno dei suoi venerati punti programmatici. Questo sarebbe un modo per sviluppare un dibattito davvero di massa. Di avvicinare gli astenuti cronici e magari i famosi giovani. Non lo sarebbe certo il proporre loro di scegliere tra il faccione di Conte e il faccione di Schlein. O qualche altro faccione ancora. Naturalmente il tutto potrebbe avere un senso solo se sarà effettivamente una proposta autentica, un effettivo passo indietro delle organizzazioni rispetto agli elettori, e non un ennesimo carrozzone propagandistico. Sennò sarebbe meglio lasciar perdere.

15. Ho scritto queste righe soprattutto per indignazione. L’unica virtù civica che ci è rimasta. Il livello di inadeguatezza del nostro personale politico e dei nostri bene amati leader è clamoroso. Sto parlando del fantomatico “campo largo”. Non hanno nessuna idea su come vincere le elezioni. Soprattutto, non hanno alcuna idea su come costruire un programma minimale decente e condiviso per salvare questo Paese. Non hanno alcuna idea su come interpellare autenticamente la partecipazione dei cittadini. E parlano a vanvera di primarie. Sempre e soltanto perché continuano a mettere in primo piano le loro istanze particolaristiche. E si chiamano pure centro sinistra. Per favore!

 

NOTA AGGIUNTIVA. Mi era sfuggito, in sede di stesura dell’articolo, il fatto che lo “Stabilicum”, l’assurdo progetto di legge elettorale voluto dalla maggioranza, tra le tante minuzie, prevede la esplicita indicazione – prima  delle elezioni, all’atto della presentazione del programma – del  nome del candidato premier. Si tratta di un chiaro tentativo di mettere in imbarazzo la Sinistra, visto che la Destra il candidato premier non deve proprio sceglierlo. Se passasse questa norma, il Centro Sinistra dovrebbe decidere il nome del candidato premier prima delle elezioni e non dopo. Dato l’attuale carattere conflittuale dei rapporti nel “campo largo”, non sarà facile trovare un metodo diverso per designare il candidato che non siano proprio le primarie. A meno che non si voglia praticare il lancio della moneta. O puntare, senza primarie, su un “papa straniero” che metta tutti d’accordo.

Così, potrebbe essere proprio la Legge elettorale a imporre, al Centro Sinistra, di andare a schiantarsi con le primarie. Un vero capolavoro!

 

Giuseppe Rinaldi (30/03/2026)

 



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