1. All’indomani dei risultati del Referendum costituzionale
del 22-23 marzo 2026, che ha visto la prevalenza del No con un’inaspettata
affluenza di elettori e di pubblico giovanile, le sparse membra del cosiddetto campo
largo si sono ringalluzzite. Ai ringalluzziti dalla memoria corta sarebbe
il caso di ricordare qualcosa. Costoro, grazie alle loro furberie, hanno
clamorosamente regalato alla destra la vittoria alle politiche del 2022.
Dopodiché hanno condotto anni di modesta, spesso silente e spesso divisa
opposizione. Fino a ieri la prospettiva per il campo largo sembrava essere
quella di un inarrestabile declino, con una probabile nuova vittoria elettorale
della destra. L’inconsistenza della opposizione era ormai diventata la favola
dei comici e dei commentatori dei talk
show.
2. Inoltre, credo sia chiaro a tutti, ed è stato ripetuto
molte volte, che il risultato elettorale referendario del marzo 2026 non
riveste alcun significato agli effetti delle prossime elezioni politiche. I
voti guadagnati dal No referendario non sono assolutamente una cambiale in bianco
per i partiti e partitini del cosiddetto campo
largo. Va ricordato che la prevalenza del No referendario (che all’inizio
era sembrato in netta minoranza) è stata dovuta soprattutto alla inenarrabile
insipienza dei sostenitori del Sì che hanno infilato, nella campagna
elettorale, un errore dopo l’altro, tanto da sovvertire l’originario previsto
risultato. I meriti del fronte del No sono stati dunque piuttosto relativi.
Anche i sostenitori del No hanno avuto le loro belle cadute. C’è poco da
esultare.
3. Ad ogni modo, è vero che la consultazione referendaria di
marzo ha messo la compagine di destra, la attuale maggioranza, di fronte alla
prima autentica sconfitta. Le prime conseguenze si sono viste, con la caduta di
alcune figure poco presentabili che fino al giorno prima la maggioranza avrebbe
difeso a spada tratta. Questo oggettivo indebolimento della Destra sta ora
alimentando un insperato fervore nel cosiddetto campo largo. Di fronte alle
domande, provenienti da più parti, circa la fattibilità di una coalizione di campo largo da presentare
alle prossime politiche, più o meno tra un anno, il tormentone che è stato
ripetuto, come magica soluzione, soprattutto da Schlein e Conte, è faremo le primarie! Solo pochi fuori dal
coro hanno finora osato affermare in pubblico che fare le primarie sarebbe una solenne stupidaggine. La prima di tutte,
cui va dato atto, è stata la sindaca di Genova Silvia Salis. Mi ritrovo
perfettamente con l’analisi della Salis. Aggiungo di mio che, a questo punto,
puntare sulle primarie di coalizione del campo largo è la ricetta sicura per andare a perdere.
4. Una considerazione
preliminare dovrebbe per lo meno scuotere il torpore mentale dei nuovi ringalluzziti.
Tra le diverse opzioni che si pongono davanti alla Meloni e ai suoi ci sono
anche – molti lo hanno sottolineato – eventuali elezioni anticipate. Non sto qui ad analizzare la questione in
dettaglio. In questi quattro anni di opposizione il campo largo, sul piano
della coalizione, non ha prodotto nulla di significativo. Si è quasi sempre
presentato diviso agli appuntamenti importanti, nazionali e internazionali, non
ha tuttora un programma comune, non ha leader riconosciuti da tutti. Certi
fossati preesistenti paiono addirittura aggravati. Mi basta fare presente che –
qualora la Destra, a torto o a ragione, scegliesse di andare a elezioni
anticipate, il campo largo dormiente ringalluzzito non saprebbe da che parte
sbattere la testa. Non avrebbe il tempo materiale per far qualcosa. Sarebbe
costretto a pregare in ginocchio la Meloni di terminare la legislatura. Magari
anche col sostegno dell’opposizione. Quos vult Iupiter perdere dementat prius!
5. Ma scacciamo per ora, facendo gli
scongiuri, il fantasma non impossibile delle elezioni anticipate e vediamo da
vicino l’ipotesi ventilata delle primarie di coalizione in vista delle
elezioni politiche del 2027. Intanto c’è l’incognita della
legge elettorale. Bisognerà vedere quali regole saranno previste, dalla nuova
eventuale e probabile legge elettorale, per le coalizioni. Quali eventuali
premi di coalizione saranno previsti, quali regole per essere riconosciuti come
coalizione (eventuale nominativo del premier dichiarato in anticipo, deposito di un
programma comune, o qualsiasi altra cosa). Soprattutto, come funzioneranno
eventuali soglie di sbarramento. Con soglie basse un partitino potrebbe anche
pensare di andar da solo. Con soglie alte, ci sarebbe l’incentivo ad entrare
a qualunque costo in una coalizione, aumentandone però la disomogeneità. Può
darsi che si facciano accordi sotterranei sulla legge elettorale che siano
graditi a tutti, ma non è detto. Potrebbe sempre saltar fuori qualcosa di
spiacevole. È chiaro poi che le regole previste per le coalizioni potrebbero
riverberarsi anche su altri aspetti rilevanti della legge elettorale.
6. In ogni caso, avendo davanti un anno
striminzito di tempo, non si potrà aspettare la nuova legge elettorale per
decidere se e come fare la coalizione. Si noti che la coalizione si fa tra chi
ci sta e tra coloro che non pongono e/o non ricevono veti vicendevoli. Ad
esempio, sappiamo che dove ci sono i M5S non ci può stare Calenda. La presenza
di Renzi e Calenda insieme non prometterebbe nulla di buono, Renzi col PD farebbero
scintille, e così via. Quindi, come minimo, il perimetro della coalizione
sarebbe incerto fin dall’inizio. Quanto tempo ci vorrà per
decidere chi è dentro e chi è fuori? Si noti che – fatto incontrovertibile – i
perimetri di coalizione per il campo largo, a livello locale e regionale, sono
oggi quanto mai variabili, sensibili a ogni vento e venticello, compresi taluni
accordi non sempre chiarissimi e specchiati.
7. Ma siamo solo all’inizio della questione. Tutti i Cespugli
e Cespuglietti del campo largo hanno attualmente i loro programmi, approvati dai rispettivi congressi. I programmi attuali
sono alquanto diversi tra loro. Nella
pratica poi sono ancor più divergenti. Il sospetto dell’osservatore esterno è
che li abbiano fabbricati proprio per diversificarsi e rubarsi l’elettorato.
Già una coalizione abituata a giocare a
rubarsi l’elettorato non può che essere sospetta fin dall’inizio. Ma
sorvoliamo su questo punto. La cosa accade anche a Destra.
Secondariamente, tutti o
quasi i Cespugli e Cespuglietti sono strutturati come partiti del leader. Non sto a spiegare cosa ciò voglia dire. La
presenza del leader permette al partito di presentarsi in forma populistica semplificata all’elettorato (che finisce per votare la persona piuttosto che il programma)
ma ha anche fastidiose controindicazioni, quando, ad esempio, le idiosincrasie
dei leader vengono in primo piano, tanto da determinare le scelte del partito,
ben al di la dei programmi e del parere della base degli iscritti. Programmi e
leader sono i due scogli su cui potrebbero incagliarsi le eventuali primarie.
Vediamo meglio le due questioni.
8. Dopo avere deciso il perimetro della coalizione (e forse
prima di conoscere la legge elettorale), bisognerà fare il programma di coalizione. Le primarie si fanno tra candidati a
premier. Escludo tuttavia che ogni candidato abbia un suo programma da mettere
in competizione con gli altri. Sarebbe demenziale. Il programma della
coalizione dovrebbe essere unico e
condiviso da tutti i candidati. Dovrebbe essere la dichiarazione pubblica degli
impegni specifici che la coalizione si prende con gli elettori. Il programma
comune non si potrà aggirare.
Ora, questa opposizione,
in tutti questi anni, non è riuscita a mettere insieme un programma di opposizione e a votare compattamente contro la
maggioranza. Su alcune questioni ci sono anche gravi spaccature interne ai vari
partiti. Possiamo dunque attenderci che, se si farà un programma di coalizione,
1) sarà assai generico; 2) eviterà di trattare questioni sensibili che magari
interessino gli elettori ma su cui i singoli partiti coalizzati divergano
aspramente; 3) conterrà elementi idiosincrasici pretesi dai Cespuglietti per
star dentro, ma invisi alla maggior parte degli altri; 4) conterrà una quota
più o meno grande di promesse irrealizzabili (purtroppo questa incontinenza
vale per la destra e per la sinistra); 5) avrà lo stile da elenco della spesa,
privo di qualsiasi indicazione di cultura politica di fondo, che non siano
vaghe retoriche; 6) tenderà a promettere qualcosa a tutti gli infiniti settori
in cui si immagina sia divisibile l’elettorato di riferimento. L’ideale qui
sarà di nominarli tutti, senza però promettere niente di preciso. Quando invece
si tratterebbe di fare scelte coraggiose e soprattutto lungimiranti, a costo di
scontentare qualcuno. È chiaro che un manufatto del genere non potrà certo
scaldare i cuori, non potrà certo mobilitare, men che mai mobilitare i famosi
giovani, vogliosi di partecipare.
9. Ma la cosa più interessante, è come ci si arriva al
manufatto programmatico. Conte ha già promesso che farà i suoi “cento punti” di
consultazione in tutto il Paese. Schlein ha dichiarato che da tempo sta girando
il Paese per ascoltare. A me personalmente
– detto per inciso – più che sia lei ad ascoltare me, mi interesserebbe sapere cosa ha lei da dire. Va bene ascoltare,
ma per favore parli un poco di più.
Schlein, di’ qualcosa! Qualche
suggerimento: qual è il piano di Schlein per risolvere i problemi della
giustizia, che sono venuti fuori, grossi come una casa, nel corso di questo
dibattito referendario? Magari mi piacerebbe anche sapere, con un certo
dettaglio, quale sarebbe la legge elettorale ideale per il PD. Poi vorrei
sapere, visto che di scuola mi intendo un po’, quale è il programma preciso del
PD per porre rimedio al disastro della scuola pubblica, a tutti i livelli, nel
nostro Paese. Un altro argomento che mi piacerebbe sapere in dettaglio,
riguarda la politica internazionale, compresi pace, guerra, spese militari, USA,
NATO ed esercito europeo. Ma potrei fornire una lista ben più lunga.
Comunque, ai fini del
programma di coalizione, il problema è di capire come i rivoli degli ascolti, delle consultazioni dei singoli nuclei partitici possano andare a
confluire nel manufatto programmatico che poi gli elettori si troveranno
davanti.
10. Come faranno? Mi immagino due stili, estremizzando. Uno
stile alla tedesca, dove diversi funzionari
dei diversi partiti della coalizione condurranno una trattativa minuziosa sui singoli punti del programma. Il programma
che ne risulterà sarà un vero e proprio contratto.
Poi ci saranno magari anche i writers
che potranno abbellirlo o raccontarlo come vogliono in forma romanza, ma il
programma sarà quello. Dal lato opposto, abbiamo il solito stile, assai più
vago e un poco più mediatico, dove i writers
avranno invece qualche ruolo in più. Si costituirà magari una ampia delegazione
per il programma. Si chiuderanno in una stanza per una settimana (o per un
mese) e tireranno fuori una bozza. Si tratterà poi di chiarire fin da subito da
chi sarà discussa ed emendata la bozza. Chi la metterà in italiano. Chi la correggerà politicamente, avendo l’ultima
parola sulle numerose questioni su cui sarà difficile trovare un accordo.
Difficile immaginare una qualche ampia partecipazione popolare.
In tutti e due i casi,
pensando all’attuale personale politico e agli attuali leader dei Cespugli e
Cespuglietti mi vengono i brividi solo a pensarci. Un progetto del genere non
si fa in una settimana o in un mese. Avrebbe già dovuto essere iniziato e
condotto a fase avanzata da un bel po’, invece di litigare sulle candidature
alle regionali e vivere alla giornata. Da una cosa così, allo stato attuale,
potrebbe venir fuori qualsiasi cosa.
11. Quasi quasi, lo dico come provocazione, ma neanche poi
tanto, mi fiderei di più a dare in pasto a una intelligenza artificiale tutto quello che hanno dichiarato e scritto,
negli ultimi quattro o cinque anni, le varie istanze dei partiti della
coalizione e a chiedere, come prodotto, un po’ di bozze di programmi, magari
fatti con accentuazioni e criteri diversi. Ripeto: col personale politico che
abbiamo, sarebbe senz’altro più affidabile una qualunque AI. Almeno ci sarebbero
delle bozze solide (se non altro statisticamente)
su cui operare. Si potrebbe chiedere alla AI di metter da parte, in un elenco
speciale, le questioni di
inconciliabilità, che saranno poi decise in ultima istanza dai leader o dai
loro consulenti. Non sto proprio scherzando.
12. Ma non basta. Definito il programma, in tempi utili, si
tratterebbe di scegliere la lista dei candidati
a premier da sottoporre agli elettori della coalizione. Non escludo neanche,
in proposito, che possano esserci dei problemi nella individuazione degli elettori o per definire le modalità di voto.
Basterebbe a questo punto una scelta semplice: salvo diversa decisione
concordata da tutti, il partito della
coalizione che ha ricevuto più voti indicherà il premier. Esattamente come
si fa a Destra! Se si adottasse questa soluzione, non ci sarebbe proprio bisogno di fare le primarie.
Sennò si entrerà in un
enorme pasticcio. Quanti candidati? Come sceglierli? Se tutti i candidati
saranno vincolati allo stesso programma,
su quali basi l’elettore dovrebbe scegliere un candidato premier piuttosto che
un altro? Qualità personali? Curriculum? Popolarità? Aspetto fisico? Quanto
durerà questa campagna per le primarie?
Se il programma sarà per
forza unitario, si produrranno le più ovvie spaccature
sui candidati. Per alcuni mesi si assisterà alla formazione di gruppi di
sostegno dei vari candidati che cercheranno di mostrare che il loro candidato ha qualcosa in più.
Così non ci sarà più nessuno che penserà all’unità del programma e ciascuno
aderirà alla sua tifoseria. Un bel modo per far scappare tutte le persone di
buon senso. Populismo da strapazzo
venduto come partecipazione e democrazia. Indubbiamente si discuterà più dei
candidati che del programma. Perché cacciarsi in un simile cul de sac? Senza contare
che a destra il candidato – a meno di incidenti clamorosi – c’è già e non
sarebbe certo messo in discussione.
13. Ma allora, perché questo cupio dissolvi? L’unico veramente interessato a questa farsa di
primarie, a mio modesto avviso, è attualmente Giuseppe Conte. O forse qualche
Cespuglietto che mira a guadagnare un po’ di visibilità. Da notare peraltro che
le primarie sono quanto di più lontano dalla tradizione grillina. Perché non fare
una bella consultazione sul web, come ai tempi di Casaleggio? Il rapporto
Conte/ Schlein è comunque decisamente conflittuale. È una delle cause
principali della divisione nel campo largo. Lo sappiamo. Ebbene, giocatevela a
chi prenderà più voti alle elezioni e non rompete più di tanto. Non vi chiamate
né De Gasperi né Togliatti. A scegliere l’uno o l’altra non c’è un gran valore
aggiunto. Questo “campo largo” ha già offerto una volta la vittoria alla
Meloni, per le sue divisioni interne. I vostri conflitti ci portano alla
sconfitta. Abbiamo già dato. La coazione a ripetere è patologica. Oltre che
stupida.
14. Una proposta
alternativa. Si tratterebbe di costruire un programma di coalizione partecipativo. E di rinunciare alle primarie dei leader, adottando fin da subito il
principio per cui, in caso di mancati accordi spontanei tra tutti, il premier lo fa il leader del partito che
ha ricevuto più voti. Così la faccenda del premier sarebbe sistemata e ci
si potrebbe concentrare sul programma.
Si tratterebbe allora,
compatibilmente con la legge elettorale, di definire al più presto il perimetro
della coalizione. Si dovrebbe costituire un comitato nazionale di Garanti del programma costituito di
esperti prestigiosi, non legati mani e piedi ai singoli partiti e dotati di una
certa indipendenza di giudizio. Si tratta poi di definire al più presto una
bozza di programma, magari anche con l’aiutino di una qualche AI, a sostegno di
una certa imparzialità. Si tratterebbe poi di indire, per un periodo abbastanza
lungo e tranquillo, cioè senza fretta, in tutto il Paese delle assemblee di coalizione, o assemblee di
campo largo, chiamatele come volete. Le assemblee saranno gestite da almeno
due/tre rappresentanti di partiti diversi
della coalizione (tanto per comunicare l’idea dell’unità), dove si presenta e si discute la bozza e dove si propongono
emendamenti, aggiunte, correzioni. I rappresentanti dei partiti non avrebbero
il compito di far propaganda per il loro beneamato candidato premier, avrebbero
il compito di raccogliere tutte le
mozioni. Bastano dei foglietti, uno per mozione. Spazio per data, firma e
recapito. Le mozioni saranno raccolte, elaborate e utilizzate per aggiornare la bozza.
Volendo essere più
professionali, in aggiunta, si potrebbero fare delle interviste, o addirittura distribuire, a un ampio campione magari
stratificato, un questionario nazionale,
con centinaia di domande, non come quelli demenziali dei sondaggisti di oggi,
volto ad avere, da ciascun intervistato, una valutazione dettagliata delle parti più controverse del programma.
Certo, poi bisognerà essere onesti. I dati andranno elaborati da esperti terzi (e
non dai soliti incompetenti raccomandati), e bisognerà tenere davvero conto delle indicazioni raccolte, non lasciarle nell’armadio.
I Garanti del programma
dovranno fare la sintesi. Cioè, ciascuno dei coalizzati dovrà essere disposto a rinunciare a qualcuno dei suoi
venerati punti programmatici. Questo sarebbe un modo per sviluppare un
dibattito davvero di massa. Di avvicinare gli astenuti cronici e magari i
famosi giovani. Non lo sarebbe certo il proporre loro di scegliere tra il
faccione di Conte e il faccione di Schlein. O qualche altro faccione ancora.
Naturalmente il tutto potrebbe avere un senso solo se sarà effettivamente una proposta autentica, un effettivo passo indietro delle organizzazioni
rispetto agli elettori, e non un ennesimo carrozzone propagandistico. Sennò
sarebbe meglio lasciar perdere.
15. Ho scritto queste righe soprattutto per indignazione. L’unica virtù civica che
ci è rimasta. Il livello di inadeguatezza del nostro personale politico e dei
nostri bene amati leader è clamoroso. Sto parlando del fantomatico “campo largo”.
Non hanno nessuna idea su come vincere le elezioni. Soprattutto, non hanno
alcuna idea su come costruire un programma minimale decente e condiviso per
salvare questo Paese. Non hanno alcuna idea su come interpellare autenticamente
la partecipazione dei cittadini. E parlano a vanvera di primarie. Sempre e
soltanto perché continuano a mettere in primo piano le loro istanze particolaristiche. E si chiamano
pure centro sinistra. Per favore!
NOTA AGGIUNTIVA. Mi era sfuggito, in sede di
stesura dell’articolo, il fatto che lo “Stabilicum”, l’assurdo progetto di
legge elettorale voluto dalla maggioranza, tra le tante minuzie, prevede la
esplicita indicazione – prima delle
elezioni, all’atto della presentazione del programma – del nome del candidato premier. Si tratta di un
chiaro tentativo di mettere in imbarazzo la Sinistra, visto che la Destra il
candidato premier non deve proprio sceglierlo. Se passasse questa norma, il
Centro Sinistra dovrebbe decidere il nome del candidato premier prima delle elezioni e non dopo. Dato l’attuale
carattere conflittuale dei rapporti nel “campo largo”, non sarà facile trovare
un metodo diverso per designare il candidato che non siano proprio le primarie.
A meno che non si voglia praticare il lancio della moneta. O puntare, senza
primarie, su un “papa straniero” che metta tutti d’accordo.
Così, potrebbe essere proprio la Legge
elettorale a imporre, al Centro Sinistra, di andare a schiantarsi con le
primarie. Un vero capolavoro!
Giuseppe
Rinaldi
(30/03/2026)
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